Il giorno dei morti, il ciclo della vita (con una poesia di Emily Dickinson a margine)

 

La vigilia di Ognissanti (All Hallows Eve: Halloween, secondo l’accezione scozzese) festeggiamo i nostri morti che riemergono dalla tomba e camminano trasognati e spaventosi tra noi, non sono i raccapriccianti  zombi, ma gli avi che sono passati all’Aldilà e rimangono legati a noi dal vincolo di sangue della parentela.
Ora, nello  spazio intermedio, dove un ciclo finisce e  il nuovo non è cominciato,  il confine tra i mondi è sottile e  gli spiriti  ci ascoltano attenti se  sappiamo parlargli.
Indossiamo  pure le maschere grottesche per giocare ad aver paura  e tra brividi e risate, visitiamo i defunti  portando  fiori, lacrime   e preghiere per sentirci meno soli mentre il buio dell’inverno avanza.
Celebriamo la Morte senza tristezza,  col riposo della natura, sapendo che nella terra accogliente il seme prepara  la vita e noi  l’immortalità.
 

Poiché non potevo fermarmi per la Morte,

essa gentilmente si fermò per me,

la carrozza portava solo noi
e l’Immortalità.

 Emily Dickinson

 

Because I could not stop for Death —
He kindly stopped for me —
The Carriage held but just Ourselves —
And Immortality.

 


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