Alle 18.30 di sabato 8 giugno in collaborazione con l’Ente Palio del Saracino e il Circolo Numismatico Romano Laziale si è svolta a Nepi presso la Sala Nobile del Palazzo comunale la cerimonia di coniazione di una moneta alla maniera antica. Il Magister monetarum, il Cav. Marco Guglielmi, abbigliato in foggia medievale, davanti al ceppo che sosteneva i due coni, sottostante ad incudine, denominato pila e quello superiore, a martello, denominato torsello, ha sferrato un vigoroso colpo con il suo gigantesco martello imprimendo sul tondello in rame un disegno da lui realizzato, dedicato al Comune di Nepi, che figurava sul rovescio con la legenda CIVITAS NEPI, e un riferimento araldico allo stemma della città, così come in uso durante il pontificato di Alessandro VI Borgia, con il toro. Il palio ricorre infatti proprio per commemorare l’investitura a Signoria di Nepi voluta dal pontefice per la figlia Lucrezia; però quest’anno, siamo ormai giunti alla XVII Edizione, l’Associazione Antiquaviva ha ricordato un’altra dama nepesina, Ersilia Cortese, l’ultima Duchessa di Nepi. In qualità di vedova di Giambattista del Monte, un nipote di Giulio III, capitano morto in guerra per difendere Parma e Piacenza dalle brame del Ducato di Milano e Carlo V, Ersilia non si risposò e senza prole si dedicò invece a ‘certamine’ culturali nei quali primeggiavano eccelsi poeti e pittori fra i quali Michelangiolo e Pietro l’Aretino. Durante la sua vita questa singolare figura di donna, giudicata molto litigiosa dai suoi familiari, vide sfilare ben nove pontefici e tutti i grandi avvenimenti del XVI sec. fra cui il Sacco di Roma nel 1527, il Concilio di Trento, la battaglia di Lepanto e la riforma gregoriana del calendario. Il professor Ginocchi, medaglista vaticano ed autore del volume presentato alla conferenza, ‘Ersilia Cortese Duchessa di Nepi’, ha illustrato le medaglie più note di quel periodo, fra le quali figura anche quella commissionata dalla gentildonna a un ‘medallaro’ di Via del Pellegrino, Giovanni Zacchi, non fra i più famosi, quali il Grechetto e i Bonzagni attivi in quel periodo nella Capitale, ma che aveva già lavorato per il Vaticano. Questa medaglia purtroppo non è stata conservata, ma dall’epistolario della dama si sa che la legenda avrebbe recitato il motto ‘OPES NON ANIMUM’ dalla tragedia di Seneca ‘Medea’, che nell’originale reca ‘La fortuna può togliere i beni, non il coraggio’ e che sarebbe stata incisa sul retro sotto il disegno di una casa in fiamme. Sul diritto il suo ritratto che fu definito dall’Aretino ‘bello e somigliante’.Sono invece riportate nel volume ben 23 bellissime medaglie, usate per commemorare investiture ma anche erezione di edifici, nonché financo una medaglia emessa per rivendicare la potenza della Chiesa all’indomani della Strage degli Ugonotti, quando in una sola notte centinaia di protestanti francesi furono massacrati dai cattolici. A volte invece le medaglie erano usate come essenziali mappe per visitare la capitale, con gli edifici più importanti in rilievo sul panorama. Vi è anche una medaglia dedicata alla riforma gregoriana, sul diritto Gregorio XIII, sul rovescio un ariete, per il segno astrologico che coincide con le celebrazioni della Pasqua, festa in cui si immola simbolicamente l’Agnello, il capro espiatorio. A questo proposito uno degli altri relatori della conferenza, interessantissima e che si è protratta in una sala gremita dalle dieci fino all’ora di pranzo, il professore Bernardino Mirra, ha ricordato che nell’antichità erano proprio gli ovini, pecus, da cui il nostro pecunia, ad essere usati, ancora prima delle monete, come valori di scambio nelle merci ed ha anzi spiegato che essendo il valore dell’animale, oltre che nel latte e nella lana, anche nella figliolanza che ne poteva derivare, in greco tokòs, è arrivato a noi il ‘tasso’ di interesse per la capacità di accrescimento del capitale. Ha inoltre ricordato che l’invenzione dell’euro è…antichissima, essendo stata usata per la prima volta da Carlo Magno, che volle l’unificazione delle Zecche d’Europa che con lui dovevano riportare sulla legenda solo il nome della città su un verso e il suo nome dall’altro. A conclusione della conferenza, Stefano Francocci, il curatore del nostro Museo Civico – che conserva una piccola collezione di monete dell’Etruria Meridionale e dell’Agro Falisco rinvenute in necropoli e siti cultuali – ha invitato gli astanti a una visita guidata della Rocca nel pomeriggio. Perché queste giornate del Palio siano dedicate alla riscoperta del nostro patrimonio archeologico e cultuale fra i più importanti della Penisola. E non finisce qui perché il prossimo fine settimana sono previsti altri incontri.



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