Anche a Nepi un’iniziativa contro l’omologazione dei sapori e la manipolazione genetica. Articolo della socia Rita Marcucci.
Tre mesi fa Antiquaviva, in una affollata conferenza presso la Biblioteca comunale, lanciava il progetto Cipolla Bianca di Nepi. È difficile mettere d’accordo tanti ma il team di naturalisti, orticultori e agronomi è andato avanti e venerdì 8 Febbraio, in una bellissima giornata, presso il casale Roschini, si è riunito per la prima semina. Con i semi offerti da quattro famiglie nepesine, invitate a partecipare alla rinascita del nostro prodotto, la squadra, col supporto tecnico di Agostino Alesiani, Piero Palazzini e con la supervisione del nostro agronomo ufficiale PierPaolo Nisi, ha realizzato un piantinaio, su un terreno normale, in serra e in vassoi alveolati. È stata un’operazione delicata perché, per ritrovare il vigore del ceppo originario, è stato necessario pacciamare il terreno con cura, per impedire la ricrescita delle erbacce, poi operare l’inseminazione sia a spajo, quando i semi vengono sparsi, e a mano, non più di 2 semini per ogni alveolo dei vassoi. Questo campionamento è necessario per individuare nelle piantine il ceppo più simile a quello originario. Negli anni infatti la nostra pregiata cipolla ha subito il rischio di essere ibridata da cipolle diverse essendo la pianta della cipolla una pianta di tipo ‘proterandro’, cioè con fecondazione incrociata. Questo tipo di fecondazione è delicata perché il fiore è ermafrodita, cioè le infiorescenze maschili, gli androcei, sono pronte prima di quelle femminili, del gineceo, e se la maturazione non avviene in sincrono il seme non si sviluppa. Quando questo avviene è possibile che i semi di una pianta si mischino con i semi di piante contigue e sviluppino un ceppo ibrido. Se il ceppo subisce molte di queste ibridazioni c’è il rischio che la pianta perda i suoi caratteri, i cosiddetti fenotipi, e per impedire che questo accada la nostra campionatura darà modo di scegliere le piantine più rispondenti e trapiantarle a maggiore distanza, in modo da garantire lo sviluppo della caratteristica più importante della nostra cipolla, la forma piatta, in gergo tecnico, ‘flat’, che invece negli anni aveva assunto una forma un po’ allungata, ‘flat top’. Alla prima luna di Maggio le piantine verranno trapiantate. Daniele, il nostro presidente, ha posto il primo seme e Tonino Tronca ha fotografato tutte le fasi della campionatura mentre zio Marino, che ha dedicato la sua vita alla coltivazione dei campi, sorrideva ad un’iniziativa utile anche a suo parere, perché a volte preziose conoscenze vanno perdute, se ognuno la sa più lunga degli altri. In serata la comitiva si è ritrovata a Casa Tuscia. Questa volta niente portate alla cipolla ma speriamo di gustare quelle originarie alla fine dell’estate. Può sembrare strano che un’associazione culturale dedichi così tanta attenzione ad un argomento gastronomico ma si tenga presente che la radice del verbo sapere è proprio, in primis, ‘avere sapore’ poi acquisire ‘ capacità di discernimento, sia dal latino sapère che dal greco ‘sophos’ uomo sapiente ma anche uomo di fine gusto, olfatto. Allora con Antiquaviva si rinverdirà, assieme al ceppo della cipolla anche la fama dei nepesini, non solamente ‘cipollari’ ma in un detto di area falisco-cimina anche:
“Ffoligno ffoja, Spoleto spojja, a Tterni tiranni, i ppiù cattivi so’ quelli de Narni, a Borghetto li pertichini, a Civita Castellana li burattini, a Nnepi i sapienti, a Mmonterosi i prepotenti, se mejo li volete al Cuppolone li troverete!”.

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