Siamo già a metà maggio, il cielo continua ad essere grigio ma è ormai ora di trapiantare i semi fecondati della nostra cipolla e così io, Pierpaolo, il nostro agronomo musicista, Tonino in qualità di fotografo ufficiale, Gabriele e la sua simpatica signora, coadiuvati da un team di ‘tecnici’ abbiamo proceduto alla delicata operazione. Scalzando i semini uno per uno abbiamo provveduto a reinterrarli a distanza di 20, 30 cm, accanto alle manichette per gocciolatori per l’irrigazione, e coperti da un telo di plastica che garantirà il caldo necessario. Questa ‘solarizzazione’ raggiunge anche i 70° ed ha potere disinfestante, cioè terrà lontane le pericolose erbacce. Con i piri, gli arnesi che aprono il terreno per deporvi l’esile piantina, sono state trapiantate circa 700 cipollette e il lavoro continuerà anche nei giorni seguenti perchè dopo le piantine degli alveolari saranno trapiantate anche quelle fecondate nel terreno. Le foglie sono ancora sottilissime, ma già di un bel verde brillante e l’aroma della pianta è intenso. A vederle così piccole, ancora allungate, si dubita che possano diventare grandi e piatte.
A proposito di piatti, al maschile, perché opera del nostro chef Bianchini, la serata è continuata come vuole la tradizione della nostra Associazione, a tavola , ospiti di Casa Tuscia, dove in serata siamo stati raggiunti dal Presidente di Antiquaviva, Soldatelli e da altri amici. Ma questa volta protagonista della serata non è stata la cipolla – che verrà invece presentata in una due giorni culinaria, a Nepi il 30 e 31 Agosto, a quanti vorranno partecipare – bensì un’altra nostra simpatica compagna dei tempi passati, la zampogna. Sia prima della cena, che dopo, Pierpaolo ha interpretato delle musiche al suono, prima di una zampogna e poi di una cornamusa. Entrambi gli strumenti, fabbricati a mano da artigiani viterbesi, ricordano molto i doppi flauti dei suonatori etruschi, che si dice accompagnassero tutti momenti dell’attività lavorativa, il lavoro nei campi, la confezione del pane e naturalmente i banchetti. Che l’atmosfera delle antichissime mura, che incombevano altissime su Casa Tuscia ci abbia fatto ritornare indietro nel tempo, quando tutto era scandito dai ritmi della natura che gli uomini potevano solo imitare ma mai manomettere? Un ritorno all’antica che Antiquaviva auspica a tutti i suoi soci, per un mondo senza gli OGM, i semi modificati geneticamente, che faranno forse guadagnare di più i produttori ma che senz’altro fanno perdere sapore ai nostri ortaggi.
RITA MARCUCCI


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