
“Buddha inventò un metodo per creare dentro di sé un intimo “ sole “ di consapevolezza, ed è una delle tecniche più potenti ed efficaci. Essa non si limita infatti a creare un’intima consapevolezza, ma è tale da far sì che, simultaneamente, questa si diffonda nel corpo fino a compenetrare di sé le cellule più remote, la totalità dell’essere individuale. Il metodo escogitato da Buddha è noto come ‘anapana-sati yoga’, lo yoga della consapevolezza dell’inspirazione e dell’espirazione, dell’ingresso e dell’egresso del “respiro”.
Noi respiriamo, ma la nostra attività respiratoria è inconscia. Il respiro è prana, il respiro è l’élan vital (“la vitalità, la vita vera”), eppure è inconscio. Non avete coscienza della vostra attività respiratoria; e se tale consapevolezza fosse necessaria per respirare, non sopravvivereste a lungo. Presto o tardi finireste per dimenticarvene. Non è possibile continuare a ricordarsi di tutto.
La respirazione è una connessione fra i nostri sistemi volontario ed involontario. Possiamo controllarla in una certa misura, possiamo anche trattenere il fiato per un po’, ma ci è impossibile arrestare permanentemente l’attività respiratoria. Anche in coma da mesi, continueremo nondimeno a respirare. E’ un meccanismo inconscio.
Buddha usa la respirazione per perseguire simultaneamente due finalità: l’una è la creazione della coscienza e l’altra tende invece a far sì che tale coscienza vada a compenetrare di sé le stesse cellule del corpo fisico. “ Abbiate coscienza della vostra respirazione”, disse. E con ciò non intendeva affatto riferirsi al pranayama (la respirazione controllata yoghica). Si tratta unicamente di fare della propria respirazione un oggetto di consapevolezza, non certo di mutarla.
Non c’è alcun bisogno di intervenire sul ritmo respiratorio. Lasciatelo così com’è, naturale. Non mutatelo. Ma durante l’attività respiratoria siate consci. Fate sì che la vostra coscienza segua l’inalazione dell’aria; e mentre espirate, che la vostra coscienza segua l’esalazione!
Muovetevi col respiro; riservate ad esso la vostra attenzione; fluite con esso. Non scordate neppure una singola espirazione o inspirazione. Si racconta che Buddha affermò che bastava avere consapevolezza della propria respirazione anche solo per un’ora per conseguire la illuminazione. Non ci si deve però perdere un solo respiro!
Un’ora è sufficiente. Sembra un minutissimo frammento di tempo, ma non lo è. Quando si cerchi di essere consapevoli, un’ora può sembrare un millennio, giacché solitamente non si riesce a restare consci per più di cinque o al massimo sei secondi, e anche questa è un’impresa possibile soltanto a persone molto vigilanti. La maggior parte di noi si perde quasi ogni secondo. E’ possibile che vi sforziate a seguire consciamente un’inspirazione, ma non fate neppure a tempo a completarla che siete già altrove. D’un tratto vi sovviene che state espirando, o avete già espirato…ma eravate altrove.
Essere consci della propria attività respiratoria significa inibire ogni pensiero, poiché pensare distrarrebbe la vostra attenzione. Ma Buddha non disse mai: “Cessate di pensare”. Disse soltanto: “Respirate consciamente”. Non è possibile respirare consciamente e pensare al tempo stesso. Se un pensiero si fa strada nella vostra mente, la vostra attenzione sarà sviata dalla respirazione. Basta un unico pensiero e sarete divenuti inconsapevoli del processo respiratorio.
Buddha adottò questa tecnica, semplicissima ma essenziale. “Continuate pure a fare quel che state facendo”, era solito dire ai suoi bhiksu (monaci), “ma di una cosa semplicissima non vi dovete mai scordare: rammentate l’inspirazione e l’espirazione. Muovetevi con il respiro; fluite con esso “.
Più cercherete di farlo, più vi applicherete a questo compito, e più diverrete consci. E’ arduo, è difficile, ma una volta che sarete riusciti a farlo sarete divenuti un essere completamente differente in un mondo totalmente differente: una persona diversa.
Ma ben altro è anche l’effetto del metodo. Quando inspirate ed espirate consciamente, vi venite a poco a poco avvicinando al vostro centro, poiché il respiro va a toccare il vero centro del vostro essere. Ad ogni inspirazione, il respiro va a toccare il centro del vostro essere.
Ciò vi sarà possibile però soltanto se muoverete assieme al respiro senza la minima distrazione; più però giungete vicini al centro di voi stessi e più trovate difficile mantenervi consapevoli. Potete cominciare dall’inspirazione. Iniziate a essere consci dell’aria inspirata dal momento stesso in cui essa fa il suo ingresso nel vostro naso. Più essa si addentrerà in voi e più la consapevolezza diverrà ardua. Sorgerà un pensiero, o un suono, accadrà qualcosa, e ve ne farete sviare.
Voi siete soliti pensare al respiro sotto l’aspetto fisiologico come a una purificazione del vostro sangue, come a una funzione esclusivamente fisica. Ma se comincerete a esserne consapevoli, approfondirete pian piano il fenomeno oltre il puro aspetto fisiologico, finché un giorno comincerete a percepire il vostro centro, nell’immediata prossimità del vostro ombelico.
Se riuscirete a spingervi fin dove è il centro di voi stessi, là per un breve istante il respiro cessa e c’è una pausa. Fra l’inspirazione e l’espirazione si apre un fuggevole intervallo. Quella pausa, quell’intervallo, è il centro di voi stessi.
Dovrete praticare a lungo la consapevolezza del respiro, ma quando sarete finalmente capaci di seguirlo fino in fondo, di esserne totalmente coscienti, conseguirete anche la consapevolezza della pausa che si apre quando il respiro si arresta. Allora non ci sono più né inspirazione né espirazione. In quell’attimo indefinibile di pausa fra i moti respiratori siete al centro di voi stessi. La consapevolezza del processo respiratorio fu adottata quindi dal Buddha come un metodo per approssimarsi sempre più al centro di sé.
Mentre espirate, seguite consciamente l’esalazione del respiro. Troverete un’altra pausa. Due sono gli intervalli: uno al termine dell’inspirazione e prima dell’espirazione, l’altro quando si è esalata completamente l’aria introdotta e non se ne è ancora inalata di nuova. E il secondo è ancora più difficile da avvertire.
Là, fra l’inspirazione e l’espirazione, giungete al centro di voi stessi. Ma esiste un altro centro, il cosmico. Potete chiamarlo “Dio” se vi garba. Il centro cosmico è nella pausa che intercorre fra l’espirazione e l’inspirazione. Questi due centri non sono differenti fra di loro. Dapprima diverrete consapevoli del vostro centro interiore e quindi del vostro centro esterno; ma finirete per scoprire, in definitiva, la loro sostanziale identità. “Fuori” e “dentro” perderanno allora il loro significato.
“Seguite consciamente la vostra attività respiratoria”, afferma il Buddha, “e creerete in voi un centro di consapevolezza”. Quando ciò sarà avvenuto, la consapevolezza comincia a diffondersi fino a raggiungere le cellule più remote del vostro corpo, giacché a ogni cellula è indispensabile l’ossigeno: ogni cellula, per così dire, respira.
Gli scienziati affermano oggi che anche la terra respira. Quando l’universo inspira, si espande, e quando l’universo espira, si contrae. Nelle antiche scritture hindu (purana) si narra che la creazione è un respiro di Brama – un’inalazione – e che l’espirazione significherà la distruzione (pralaya ), la fine del mondo. Ogni respiro una creazione.
In miniatura, su scala atomica, in voi si verifica lo stesso. E quando in voi la consapevolezza si sarà identificata con la respirazione, respirare la diffonderà in voi a livello cellulare. Allora il vostro corpo diverrà l’universo intero. Anzi, in realtà non avrete affatto un corpo materiale: sarete pura Consapevolezza”.
Osho, Meditazione dinamica, Ed. Mediterranee, Roma, 1979, pp. 235- 239.
Anapanasati, la Consapevolezza del respiro

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