Il 21 dicembre è il giorno del Solstizio di inverno, il giorno più corto dell’anno, che celebra il ritorno della luce e il lento risveglio della terra.
Tutte le culture che venerano questo momento condividono una semplice ma profonda osservazione: tra la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro c’è un luogo indefinito, una terra di nessuno che resiste ad ogni definizione, così tra i respiri, tra la fine della notte e l’inizio del giorno, tra il suono e il silenzio, tra il sonno e la veglia, tra un pensiero ed un altro…
Il flusso circolare del cicli è costellato da questi momenti di pausa che sottendono la giocosa danza della vita.
La pausa non è “né questo né quello” ma comprende tutto per la sua natura senza attributi ed è onorandola con la nostra attenzione che potremo riconoscerla.
Come osservando da vicino e con attenzione un arazzo notiamo la tessitura che genera l’immagine ma anche la trama neutra che sostiene l’intreccio di fili colorati e senza la quale non avremmo l’illusione del paesaggio.


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