Storiella zen autoprodotta

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😁

Una discepola entrò nella capanna del maestro.

“Quando medito, la mente è come una scimmia ubriaca morsa da uno scorpione. Dove sbaglio?”

Il maestro, che osservava una mosca intrappolata in una ragnatela, non alzò lo sguardo.

“Dimmi: quando ‘mediti’, cosa fai esattamente?”

La discepola, pronta, snocciolò la lista: “Provo a concentrarmi. Osservo il respiro che entra ed esce. Poi le sensazioni del corpo, i rumori fuori dalla finestra, i pensieri che passano, le emozioni che arrivano…”

Il maestro scrollò appena le spalle. “No.”

Un “no” secco, senza appigli.

Lei ci rimase male, tra la confusione e un’irritazione che sentì bruciarle in gola. Avrebbe voluto dare una rispostaccia, ma si trattenne. Senza aggiungere altro, se ne andò.

Quel pomeriggio, seduta a terra, lasciò esplodere tutto dentro di sé.

Sentì il respiro affannoso, la tensione nelle spalle, il torrente di pensieri (Che voleva dire con quel ‘no’? Perché non parla mai chiaro? E non mi guarda mai negli occhi…). Era un fiume in piena.

Allora, semplicemente, cominciò ad osservare la corrente. Senza più cercare di fermarla, classificarla o domarla.

Guardò i pensieri e le sensazioni apparire, agitarsi un po’, e svanire di nuovo.

Ma lei non era più travolta dalla corrente, ora era sulla sponda!

La comprensione arrivò con una risatina che le fiorì dentro, spontanea, come quando ascolti la battuta finale di una buona barzelletta.

Il giorno dopo irruppe dal maestro, gli occhi che brillavano.

“Maestro! Ho capito! Non sono le cose che osservo! Sono chi osserva!”

Il maestro la guardò. Un sorriso sottile, quasi impercettibile, gli increspò gli angoli degli occhi.

“Beh, vedi?” disse, tornando a osservare la ragnatela. “Non hai mai avuto bisogno di fermare la scimmia. Dovevi solo ricordarti di essere chi la guarda, ovunque vada.”

La discepola scoppiò a ridere, le succedeva sempre più spesso, notò.

“Ma sì! Che te lo dico a fare che sono contenta? Non ho più bisogno della tua approvazione.”

Con una strizzata d’occhio, lasciò il maestro, la capanna, e se ne andò per sempre.

Nella ragnatela, una nuova mosca ronzava, invischiata ma il Maestro ora guardava la porta da cui era uscita la discepola😊.


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