“LA MENTE CHE SI LIBERA” PRATICHE DI CONSAPEVOLEZZA ALL’INTERNO DELLE CARCERI

, , ,

8587652430_325627a907_z

“Là fuori, oltre a ciò che è ingiusto e ciò che è sbagliato,  esiste un campo immenso, ci incontreremo lì”

Rumi

Da diversi anni negli istituti penitenziari italiani si pratica yoga,  meditazione  rilassamento.

Si può cercare la libertà interiore nello  spazio angusto di una cella? E’ possibile gestire l’aggressività in contesti sovraffollati? La pratica  ha dato dei risultati molto positivi:  il benessere psicofisico, la maggiore  consapevolezza sono risultati un  valido strumento per l’autoconoscenza e la gestione dello stress dato dalla detenzione.

Il 26 ottobre al Museo Criminologico di Roma in via del Gonfalone 29 si è svolto un convegno per fare il punto della situazione. Hanno parlato  gli operatori e  i rappresentanti delle Istituzioni che lavorano insieme  per  realizzare queste iniziative, tra  gli altri l’intervento di Mauro Pedone che da  circa dieci anni collabora con il Ministero di Giustizia, progettando e realizzando interventi a favore della popolazione carceraria delle carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia N.C.

Durante l’incontro Mauro ha portato l’esperienza delle Campane Tibetane con un breve e intenso   concerto vibrazionale e un vero e proprio massaggio sonoro allestito con una volontaria sdraiata  sul tavolo della conferenza.
Dal libro “Il Massaggio sonoro con le campane tibetane” Ed. Mediterranee ed. 2013 sono state lette alcune testimonianze dei detenuti:

“Ho provato una nuova esperienza, quella della campana tibetana. Dopo essermi sdraiato su un tavolo, in posizione orizzontale, mi è stata poggiata sulla pancia una campana capovolta; ho avvertito una forte vibrazione in tutto il corpo e leggerezza agli arti inferiori, mi si è svuotata la mente, allontanando i pensieri spiacevoli sulla la mia situazione attuale: l’ergastolo, la famiglia, il mio futuro incerto. Poi ho provato una sensazione di forte benessere. Voglio precisare che per natura sono molto scettico, ma con  piacere ho potuto  constatare che bisogna prima provare e poi trarre conclusioni”.

“In questa pratica, io personalmente ho riscontrato una sensazione stupenda. Bisogna innanzi tutto stendersi e rilassarsi. Poi si comincia, facendola passare per tutto il corpo, con il suono continuo, che io assimilo molto a un suono celestiale. Nel sentirlo, il mio corpo si stende e si lascia attraversare da quelle vibrazioni, che, immediatamente, mi rigenerano il fisico in maniera
quasi surreale, fino ad arrivare alla mente, provocando un piacere nuovo, mai provato
prima. È come se si rinascesse all’improvviso e tutto il peso della vita scivolasse nel vuoto”.

Immagine


Rispondi

Scopri di più da ESSERE BENE ESSERE

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere