Kālidāsa è uno dei massimi esponenti della letteratura sanscrita.
Nella sua descrizione di un eremo nella foresta ritroviamo l’armonia pura delle relazioni tra l’uomo, gli animali, le piante e tutto l’ambiente naturale, è il nostro paradiso perduto, un luogo dell’anima che possiamo visitare attraverso i versi di Kālidāsa.
Buon viaggio.
“Le foglie piegavano il loro capo con rispetto al vento, le piante offrivano i loro frutti in adorazione.
Il riso era sparso per l’aia ad asciugare insieme alle banane, ai mirabolani, ai chiodi di garofano, alle giuggiole.
La terra della foresta sembrava bisbigliare per lo studio dei figli dei brahmani.
Garruli pappagalli, a furia di ascoltare, ripetevano anch’essi formule sacre e i galli selvatici mangiavano cibi offerti alla divinità.
Lì vicino anche i cigni, usciti dall’acqua, si cibavano con il riso delle offerte mentre i cervi lambivano con la loro lingua i figli dei saggi.
Ogni cosa dichiarava di continuo che non c’è separazione tra uomini, piante e animali”

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