Un respiro vittorioso: Ujjayi

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Dal nostro primissimo respiro fino all’ultima esalazione respiriamo senza alcuno sforzo volontario grazie al sistema nervoso autonomo ma a differenza di altre azioni comandate dal SNA (come la dilatazione delle pupille) del respiro siamo in grado di assumere il controllo. 

Ujjayi, che potremmo tradurre come “vittorioso”, è un tipo di respiro yoga dal suono inconfondibile, paragonabile a quello del vento tra gli alberi, della risacca del mare. È vittorioso chi si mantiene radicato nel respiro, cioè nella Presenza, anche quando le circostanze della vita non sono quelle che vorrebbe.

A livello meccanico ujjayi consiste nella chiusura parziale della glottide, quella parte della gola che sentiamo muoversi quando inghiottiamo o tossiamo, per intenderci. L’aria che già rallenta attraverso la mucosa, ricca di sangue, delle cavità nasali, è scaldata dall’attrito con la gola e, potenziata dal restringimento del passaggio al livello della glottide, raggiunge più in profondità gli alveoli polmonari.

Ma come imparare a respirare così?

Siediti a terra in sukhasana, la posizione facile, le ginocchia non più alte dei fianchi (eventualmente usa un cuscino o uno yoga block). Percepisci la stessa lunghezza su entrambi i lati del busto, l’osso sacro e la nuca allineati, la colonna allungata senza sforzo. Porta i palmi delle mani davanti alla bocca.

Con la bocca aperta espira verso le mani, immaginando di appannare uno specchio, senti il respiro caldo raggiungere le mani.

Ora prova ad inspirare facendo lo stesso suono. Quando hai preso dimestichezza con suono e sensazione rilassa le mani sulle gambe e prova a respirare attraverso il naso ma continua a produrre la stessa sensazione sulla gola e a percepire lo stesso suono.

Grazie alla sua potenza Ujjayi è preferito nell’Ashtanga yoga ed è consigliato per le pratiche invernali, provalo la prossima volta che sei sul tappetino e sperimenta i suoi effetti.


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