
L’importanza del guru nella vita spirituale dell’India emerge chiaramente nelle Upaniṣad, i testi di commento ai Veda che parlano dello yoga.
La sillaba ‘gu’ sta per oscurità, mentre la sillaba ‘ru’ indica colui che la dissipa. Il guru, quindi, è colui che fa luce, disperdendo il buio dell’ignoranza.
La parola ‘Upaniṣad’ stessa denota l’atto di sedersi davanti a qualcuno che si trova su un piano più elevato, dove questo “qualcuno” è il guru stesso, che dall’alto del suo prestigio spirituale guida e istruisce il discepolo.
Oggi però nel linguaggio ordinario ritroviamo questa parola associata a ruoli ben diversi da quelli dell’India vedica: abbiamo il guru dell’economia, i guru dei social, quello della amatriciana …in Occidente tra professori ed influencer il mondo pullula di guru ma la parola, svuotata del suo significato originario è ormai lontanissima dal contesto spirituale.
La relazione tra chi trasmette lo yoga e chi desidera conoscerlo rimane comunque fondamentale.
Rispetto, ascolto e fiducia reciproca sono sicuramente indispensabili ma negli allievi è importante si conservi lo spirito critico per evitare di incorrere in atteggiamenti devozionali preludio a pericolosi stati di soggezione psicologica.

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