
La rigidità che percepiamo durante la pratica degli āsana dello yoga non si riferisce solo al corpo ma è indice di una resistenza ai cambiamenti.
A tutti i livelli.
Il corpo infatti è la manifestazione visibile di tutto ciò che siamo, insieme ai legamenti e ai muscoli ci sono pensieri, emozioni ed energia e tutti questi elementi si rispecchiano l’uno nell’altro.
Nel processo di auto-osservazione diventiamo consapevoli di come la rigidità fisica, a livello più sottile, si riveli anche nei pensieri e nelle emozioni e di come ci precluda nuovi punti di vista, prospettive diverse.
La vita invece è flusso e cambiamento costante.
L’intelligenza viene così asservita all’unico scopo di sostenere una costruzione mentale: l’Ego, impedendo la visione non offuscata della realtà.
Qualche esempio:
vi è mai capitato di incontrare persone con le quali è impossibile parlare, che non ascoltano, che si dichiarano “tutte d’un pezzo” e che affermano con orgoglio di “non scendere mai a compromessi”? Ecco che vi trovate di fronte ad una personalità egoica, ipertrofica, (non a caso si dice così anche dei muscoli sempre contratti) arroccata sulle sue posizioni e convinta di detenere l’unica verità, illusa di essere perfetta.
Purtroppo anche nel mondo degli insegnanti yoga.
Nella riformulazione contemporanea della tradizione tantrica non ci sono dogmi, verità da imparare a memoria piuttosto conoscenza maturata durante le pratiche, frutto di esperienze dirette.
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