Pratica di Riconoscimento — “La Luce che si sa Luce”

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Il concetto di vimarśa (in sanscrito विमर्श) è centrale nella filosofia della Pratyabhijñā, la scuola del riconoscimento all’interno dello Śivaismo del Kashmir. Per comprenderlo in modo chiaro, possiamo partire dal suo significato letterale e poi arrivare al suo valore metafisico.


Significato di base

Vimarśa deriva dalla radice mṛś, che significa “toccare”, “percepire”, “riflettere su qualcosa”. Quindi, vimarśa può essere tradotto come “riflessione”, “auto-riflessione” o “autocoscienza dinamica”.

Nel contesto della Pratyabhijñā, vimarśa è l’atto con cui la Coscienza suprema (Cit o Śiva) si riconosce come Sé. Non è una riflessione passiva o intellettuale, ma un atto vivo e creativo, un “risveglio di Sé a Sé stesso”.


Pratica

Entrare nel Silenzio

Durata: 10–15 minuti
Ambiente: silenzioso, con luce naturale o una candela accesa.
Posizione: seduta comoda, stabile ma rilassata (sul tappetino o su una sedia).


Chiudi gli occhi. Osserva il respiro che scorre, senza cercare di cambiarlo.
Senti il contatto del corpo con la terra: i punti d’appoggio, il peso, la presenza.

Ora porta l’attenzione alla semplice esperienza di essere consapevole.
Non ciò di cui sei consapevole, ma il fatto stesso di sapere che stai sentendo, respirando, esistendo.
Questo è il punto d’ingresso.

“C’è una presenza che sa di essere qui.”


Riconoscere la Luce della Consapevolezza (prakāśa)

Immagina la consapevolezza come una luce interiore che illumina tutto ciò che appare: suoni, sensazioni, pensieri, immagini.
Non scacciarli — semplicemente nota che tutto ciò che emerge è visto da questa luce.

Questa luce non giudica, non si muove, non ha forma.
È ciò che rende tutto percepibile.
Rimani in questo sentire:

“Io sono la luce che illumina l’esperienza.”


Sentire il Risveglio della Luce in Sé (vimarśa)

Ora,gradualmente, porta la consapevolezza su se stessa.
Domandati interiormente:

“Chi è che sa che sta vedendo?”
“Chi è che è consapevole della consapevolezza?”

Non cercare una risposta mentale.
Lascia che la domanda apra uno spazio più vasto, un senso di silenziosa espansione.

In questo istante, la consapevolezza si riconosce.
Questo è vimarśa: la luce che sa di essere luce.
Non è un pensiero, è un sentire sottile, un ritorno a casa.


Espandere verso l’altro

Ora, apri gli occhi su quello che ti circonda (puoi guardare una fiamma, il cielo, o un volto).
Senti che la stessa luce che percepisci dentro illumina anche ciò che vedi fuori.
Non c’è separazione tra chi osserva e ciò che è osservato:

La luce che vede e la luce che appare sono la stessa cosa.

Permetti che il mondo sia il tuo specchio.
Ogni suono, ogni forma, ogni respiro è il Sé che si riconosce in infinite sfumature.


Concludere con il Riconoscimento

Chiudi di nuovo gli occhi per un istante e senti:

“Tutto ciò che appare è nella consapevolezza.
Io sono quella consapevolezza che sa di essere.”

Lascia che questa comprensione non sia pensata, ma sentita come vibrazione sottile, una presenza viva che continua anche dopo la pratica.


Dopo la pratica

Invita i partecipanti a restare qualche minuto in silenzio.
Chi desidera può annotare o condividere una parola, un’immagine, una sensazione.
Non tanto per “spiegare”, ma per dare voce alla risonanza del riconoscimento.


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