La Bhagavad Gītā“, Il Canto del Divino”, è uno dei testi più amati dell’India.
Inserita nel grande poema epico del Mahābhārata, si presenta come un dialogo tra il principe Arjuna e Krishna, suo auriga e guida spirituale.
La scena si apre su un campo di battaglia, simbolo della vita stessa, dove Arjuna è chiamato a combattere contro i propri maestri e parenti: di fronte al conflitto tra dovere e compassione, l’uomo cede al dubbio e alla paura.
In questo scenario, Krishna, che rappresenta la voce della coscienza, rivela ad Arjuna insegnamenti sullo yoga, sull’agire umano, sul senso del dovere e sulla scoperta del Sé.
Krishna parla ad Arjuna, ma parla anche a noi, a quella parte di noi che misura il proprio valore attraverso l’esito, il riconoscimento, il frutto delle proprie azioni.
In questo passo (II,49), Krishna mette in relazione due dimensioni fondamentali dello yoga: l’azione (karma) e l’intelletto (buddhi).
“O Arjuna, l’azione è inferiore all’intelletto.
Trova rifugio nella chiarezza della mente!
Infelici sono coloro che agiscono mossi dal desiderio dei frutti.”
È un invito a non confondere il fare con l’essere, a non lasciarsi trascinare dall’attaccamento ai risultati.
L’azione compiuta per ottenere qualcosa che sia un riconoscimento o un vantaggio personale, è di tipo inferiore perché radicata nell’ego.
L’azione che nasce da un’intenzione pura, priva di calcolo, è naturalmente universale, non appartiene più a chi la compie, ogni gesto diventa così atto spirituale, offerta sull’altare della vita.
Peter Brook ha portato in scena la Bhagavad Gītā con il suo Mahābhārata. Attori da tutto il mondo e una scenografia essenziale, fatta di terra, acqua e fuoco hanno trasformato il dialogo atemporale tra Arjuna e Krishna in un’esperienza teatrale immersiva con il palco campo delle battaglie interiori.
Incontri yoga martedì e giovedì alle 10:40 e le 19:00 teatro martedì alle 21:00. chiama per partecipare 393 689 8717
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