Dṛṣṭi – Il centro del mondo

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C’è un momento della pratica in cui invito ad appoggiare a occhi chiusi lo sguardo su un punto tra le sopracciglia.
Non è più l’occhio che guarda, analizza o controlla: è la mente che si acquieta.
In sanscrito dṛṣṭi significa “visione”, e nello yoga non indica soltanto la direzione dello sguardo fisico, ma l’attitudine interiore della centratura.

Un neuroscienziato parlerebbe di attenzione selettiva: i circuiti neuronali che si accordano, i lobi frontali che guidano la stabilità, l’amigdala che si acquieta.
Ed è proprio così: fissare un punto riduce il rumore del dialogo interno, sincronizza il respiro, porta coerenza alle onde cerebrali.
Ciò che i mistici hanno descritto trova dunque ancora una volta corrispondenza nella scienza.

Ma il dṛṣṭi non serve a dominare l’attenzione, ad ottenere il dono dell’intuizione e della chiarovveggenza, questo verificalo in prima persona, intanto ti dico che è una disponibilità da coltivare. Come?

Ti propongo una pratica:

Pratica per la centratura dello sguardo interiore

Siedi con la colonna eretta e porta l’attenzione al tuo respiro spontaneo.
Scegli un punto davanti a te, un piccolo segno sul muro, una candela, uno yantra e appoggiaci lo sguardo, senza forzare la fissità: rilassa gli occhi, mantienili semichiusi se serve per continuare a guardare senza sbattere le palpebre.

Poi abbassa lentamente le palpebre, ma continua a “vedere” quel punto dentro di te, come se la sua memoria luminosa fosse rimasta dietro la fronte. Si tratterà più di un percepire che di un vedere.

Immagina che da quel punto tra le sopracciglia, l’ājñā chakra, parta un sottile filo di luce che si collega all’immagine scelta.
Il respiro si muove lungo quel filo, avanti e indietro, con le due fasi respiratorie, collegando il dentro e il fuori, durante le pause rimane immobile.

Se si affaccia un pensiero (sotto forma di ricordo, o anticipazione di qualcosa che deve ancora avvenire, o immagine) non correggere: semplicemente ritorna al respiro che collega i due punti .

Con la pratica, scoprirai che lo sguardo non ha bisogno di restare fisso per essere centrato.
È la presenza stessa a diventare il tuo dṛṣṭi: stabile, silenziosa, viva.


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